179 ..:: 25.10.2023
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..:: La Sagrada Familia.
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TRINITAPOLI ..:: Allorché San Giovanni Paolo
II visitò Barcellona nel 1982, all’Angelus parlò della
straordinaria architettura di Gaudì e tra l’altro disse: «Il
tempio della “Sagrada Familia” è un’opera non ancora
terminata, ma riceve dall’aldilà solidità grazie ad un
principio, ricorda e compendia un’altra costruzione fatta di
pietre vive: la famiglia cristiana, dove nascono e crescono
incessantemente la fede e l’amore. Che Dio benedica le
vostre famiglie…».
Sta di fatto che quel tempio è l’edificio simbolo di
Barcellona e con la sua silhouette conosciuta in tutto il
mondo attrae ogni giorno moltitudini di visitatori. Dietro
quel capolavoro ci sono la figura e lo spirito di un artista
profondamente cristiano, che non dubitò mai della sua
identità di architetto e riuscì a coniugare la fede con la
sua vita, al fine di glorificare Dio: Antoni Gaudì Cornet.
Egli nacque il 25 giugno 1852 e nella bottega del padre
Francesco, semplice calderaio, imparò ad “immaginare”, poi a
lavorare le forme ed i volumi. Studiò nel Liceo dei Padri
Scolopi a Reus e successivamente frequentò la facoltà di
Architettura, grande passione della sua vita. Assisté a
lezioni di Filosofia, Estetica e Storia all’Università di
Barcellona, frequentò concerti e rappresentazioni teatrali,
lesse poesie e visitò i principali monumenti del Paese.
L’Arte, concepita come creazione secondo le leggi della
Natura, capolavoro del Creatore, fu da lui intesa come unico
obiettivo della sua vita. Non scrisse mai libri, ma su di
lui ne sono stati scritti centinaia; non tenne mai
conferenze, però spiegò un’infinità di volte la sua amata
“Sagrada Familia” ai visitatori, illustri e comuni,
interessati alla sua opera. Diede consigli ed insegnamenti,
ricchi di sapienza umana e cristiana, ai suoi collaboratori
e discepoli e da questi raccolti poi dopo la sua morte.
Non si sposò. Si prese cura del padre nella sua lunga
vecchiaia e di una nipote orfana e malata: era quella la sua
piccola famiglia. Fu sempre molto attento verso i suoi
colleghi, i collaboratori e gli operai che dirigeva nei
lavori; con tutti egli mantenne fedeli e durature amicizie.
Nel 1883, a 31 anni, ricevette l’incarico della direzione
dei lavori della “Sagrada Familia”.
Gaudì mise la sua arte e tutte le sue energie al servizio
della gloria di Dio durante i 40 anni in cui lavorò a
quell’opera, soprattutto durante gli ultimi 10 della sua
vita, in cui vi si dedicò in modo esclusivo. Fu sensibile ai
problemi sociali del suo tempo e si preoccupò delle
condizioni di vita dei suoi lavoratori. Dal 1925 visse in
uno studio collocato all’interno di quel tempio. Convinto
che nulla progredisce senza sacrificio, si consacrò ad una
vita austera di preghiera, penitenza e distacco dai beni
materiali; visse poveramente e si umiliò perfino a chiedere
l’elemosina perché i lavori della chiesa potessero
progredire.
Lunedì 7 giugno 1926, dopo una giornata di lavoro, alle
17,30 si dirigeva a piedi verso la Chiesa di San Filippo
Neri per la preghiera personale ed il colloquio con il suo
direttore spirituale, ma dopo la sua quotidiana passeggiata
fu investito da un tram. Quelli che lo soccorsero non lo
riconobbero subito, vedendolo vestito come un poveraccio, lo
portarono perciò all’Ospedale della Santa Croce esaudendo
inconsapevolmente uno dei suoi desideri: morire da povero in
un ospedale di beneficenza cristiana, accolto solo per amore
di Dio. Morì infatti due giorni dopo, avendo ricevuto con
devozione il Viatico e pronunciate queste ultime parole:
«Amén. Déu meu! Déu meu!».
I suoi resti mortali riposano nella cripta della “Sagrada
Familia” e la sua tomba è meta d’un ininterrotto
pellegrinaggio da parte di persone che ricorrono a lui
perché interceda presso Dio. Il 5 maggio 1998 la Conferenza
Episcopale Tarragonese, all’unanimità, ha approvato l’inizio
del suo processo di Beatificazione.
Matteo de Musso
..:: Note e approfondimenti. |
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Il modernismo catalano,
Architettura in Spagna,
Mario Lupo, Mario
Lupo Pittore, Mario Lupo Scultore, Mario Lupo
Artista, Matteo de Musso, Matteo de Musso
Giornalista, Agostino Del Buono Giornalista
Pubblicista, Agostino Del Buono Direttore
Responsabile rivista ASSODOLAB, LA SESTA PROVINCIA
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